venerdì 30 novembre 2007

Guai a noi se non evangelizziamo

Ora, figlio d'uomo, io ho stabilito te come sentinella per la casa d'Israele; quando dunque udrai qualche parola della mia bocca, avvertili da parte mia. Quando avrò detto all'empio: "Empio, per certo tu morirai!" e tu non avrai parlato per avvertire l'empio che si allontani dalla sua via, quell'empio morirà per la sua iniquità, ma io domanderò conto del suo sangue alla tua mano. Ma, se tu avverti l'empio che si allontani dalla sua via, e quello non se ne allontana, egli morirà per la sua iniquità, ma tu avrai salvato te stesso. (Ezec. 33.7-9)

Il momento è cruciale anche per la nostra situazione storica in Italia. Abbiamo la libertà di parola, la libertà di poter liberamente annunciare la salvezza in Cristo, abbiamo la conoscenza biblica che i nostri nonni non avevano, abbiamo i mezzi economici, gli strumenti tecnologici, abbiamo piena consapevolezza dell’opera dello Spirito Santo e molti di noi già da adolescenti hanno vissuto sulla loro pelle cosa significa essere rivestiti di potenza…
noi non saremo ritenuti innocenti davanti al tribunale di Cristo se non sfrutteremo appieno queste condizioni per evangelizzare… per le condizioni in cui siamo messi, questa generazione è pienamente responsabile dell’evangelizzazione degli inconvertiti della nazione. Non abbiamo giustificazioni: siamo ancora pochi in Italia come evangelici, a ciascuno di noi spetta comportarsi come missionario in terra straniera. Come per Ezechiele, quando gli fu ricordato il suo ruolo di sentinella, questa generazione “stolta e perversa” del mondo è sotto il giudizio di Dio, ma la responsabilità di evangelizzarla spetta a noi; come Paolo disse “guai a me se non evangelizzo” noi possiamo dire “guai a noi se non evangelizziamo”, “guai a noi se non facciamo tutto ciò che siamo chiamati a fare per annunciare, costi quel che costi, nella potenza dello Spirito Santo lo stesso Evangelo che le generazioni del risveglio hanno annunciato ai loro coetanei”.