mercoledì 27 febbraio 2008

3 - Il piano di Dio individuale: quando tutto è molto, molto facile…

Per sintetizzare le questioni pratiche (perché, come abbiamo già scritto, la dottrina del piano di Dio sembra essere salda e ben condivisa in ambito evangelico) associate a questo argomento, togliamo subito di mezzo le situazioni “troppo facili”.

Diciamola subito tutta:

- Quando il pastore ti chiede di fare qualcosa o ti esorta con fermezza a non fare qualcos’altro;
- Quando è scritto con chiarezza nella Bibbia ciò che devi fare o non devi fare;
- Quando ti appare un angelo dal cielo (in visione o realmente) e, in armonia con le Sacre Scritture, ti dice di andare a Roma o a Milano ad evangelizzare…

…dubito che passerai ore a cercare di capire qual è la volontà di Dio per te. Sono situazioni molto molto facili in cui la volontà di Dio è chiara. Qualcuno (della terra o del Cielo) si è preoccupato prima di te di comunicarti cos’era la cosa giusta da fare.

Fermo restando che anche in questi casi accompagnare con la preghiera e la lettura della Bibbia tutto il percorso darà chiarezza e lucidità alla scelta che stai vivendo, su questo genere di situazioni, c’è ben poco altro di utile da dire.

Peccato che probabilmente coprano meno del 25% delle scelte decisive che siamo chiamati a prendere in una vita…

Tranquilli, abbiamo ancora almeno 4 post in serbo su questo argomento ;-)

(mi sono dimenticato di aggiungere la storia di quel ragazzo, che conosco personalmente, che per togliersi ogni dubbio su quale fosse la sorella da sposare, aveva chiesto in preghiera che fosse lei a farsi avanti… anche quella fu una scelta molto molto facile… almeno per lui, non ho mai saputo come l’ha vissuta lei ;-))

lunedì 25 febbraio 2008

2 - Il piano di Dio individuale: ciò che non può e non deve mancare

Dio avrà anche un piano per ciascuno di noi, ma di sicuro non è affatto scontato che guiderà mediante il Suo Spirito qualsiasi credente, a prescindere dalla sua consacrazione e dalla sua umiltà. Anzi, a ben vedere, l’umiltà sembra essere la caratteristica fondamentale di tutti coloro che si lasciano davvero guidare dallo Spirito Santo (Salmo 25:9): Egli guiderà gli umili.

Ma nella pratica, cosa dobbiamo fare per essere dei servi ubbidienti, pronti a riconoscere la guida dello Spirito di Dio?

1. Leggere, meditare e studiare la Bibbia in ogni modo (Salmi 119:105; Colossesi 3:16): solo la Parola di Dio sviluppa in noi il discernimento ed i pensieri che sono propri della mente di Cristo;
2. vivere una vita intensa di preghiera (Luca 6:12,13): solo alla presenza di Dio il credente riscopre con potenza la chiamata individuale che il Padre ha fatto a ciascuno di noi;
3. Frequentare una comunità e vivere in armonia con essa (Ebrei 10:25): solo all’interno della chiesa cristiana si possono trovare la predicazione della Parola, le profezie ed i messaggi carismatici ed i consigli ed il supporto di fratelli consacrati (Prov. 13.10; 15.22).

Queste realtà non vanno ricercate solo al momento di una specifica decisione, ma dovrebbero essere il normale contesto ed il normale nutrimento di un cristiano che è pronto per ascoltare la voce dello Spirito Santo.

Senza di queste premesse, nessuno degli altri consigli che daremo nei prossimi interventi potrà avere alcuna efficacia.

sabato 23 febbraio 2008

1 - Il piano di Dio individuale: il problema

Il 99% dei credenti evangelici nel mondo crede che Dio ha un piano personale per ciascuno di noi, che Dio stesso desidera e ci aiuterà a portare a compimento. Indipendentemente dalla denominazione o dalla posizione teologica questa visione del piano di Dio (del resto ben evidente nelle Sacre Scritture – Prov. 16:3,9, Filipp. 2:13, Rom.8:28, Matt.10:29) viene insegnata di padre in figlio e da monitore a studente di classe domenicale ad ogni nuova generazione evangelica.

Eppure, nella pratica questa Verità, che dovrebbe essere una forte e stabile ragione di consolazione e di entusiasmo, diventa motivo di turbamento e di confusione non solo per i giovani, ma molto spesso anche per gli adulti.

Il problema passa inosservato se il credente prende poche e automatiche decisioni nella vita, ma non appena diventa significativo il numero di scelte rilevanti, decisive e delicate di cui deve assumersi la responsabilità…avere solo una conoscenza teorica di questa dottrina non aiuta a trovare certezze e direzione, ma anzi diventa un impaccio ed un motivo di rallentamento.

Perché?

Di sicuro c’è da chiedersi se non ci sia una carenza di insegnamenti da parte del corpo pastorale. Capire la volontà di Dio resta a volte una questione difficile e contorta anche dopo uno studio apposito (che comunque è raro ascoltare).

Ma per gli apostoli, i discepoli, i credenti del libro degli Atti era davvero un problema ed un cruccio continuo “capire la volontà di Dio in ogni situazione”? davvero vivevano tutto ciò come lo viviamo noi?

Paolo era un decisionista. Come un manager ai giorni nostri, era chiamato a continue decisioni importanti, ma a differenza di un semplice manager, le sue decisioni erano fondamentali per la sua vita, per quella dei suoi collaboratori e per la salute delle comunità con cui era collegato, nonché per la salvezza di coloro che erano ancora nel mondo. Eppure viveva il tutto con naturalezza e sicurezza.

Ogni giorno avrebbe potuto decidere di andare ad evangelizzare in una città nuova del mediterraneo. A volte infatti si spostò velocemente da un luogo all’altro, a volte si fermò a lungo nella stessa città; poteva richiamare via lettera un collaboratore come Timoteo, Tito o Luca (per fare due o tre esempi della ventina che si potrebbero fare) per farli accorrere a dare una mano. Oppure lasciare ciascuno lì dov’era a svolgere il compito che stava seguendo. Oppure inviarli ad Efeso. Oppure a Corinto. Oppure a Colosse.

Come affrontava queste decisioni? Come capiva di volta in volta cos’era ciò che Dio si aspettava?

Solo se sapremo essere una gioventù forte e sicura nel prendere le nostre decisioni (spirituali e non), potremo essere capaci di compiere azioni rilevanti per la causa di Cristo.

Ecco perché per circa due settimane, i nostri interventi riguarderanno tutti quest’unico tema…

Come faccio a capire di volta in volta qual è la decisione giusta da prendere, in armonia con la volontà di Dio per me?

Credo e spero di essere riuscito a stimolare l’appetito ;-)

giovedì 21 febbraio 2008

Parlare di risveglio? No, grazie

...la grazia che abbonda per mezzo di un numero maggiore di persone, moltiplichi il ringraziamento alla gloria di Dio (2 Corinzi 4.15)


Non usiamo e non useremo molto la parola "risveglio". Al giorno d'oggi parlando di "risveglio" in ambito evangelico si intende qualsiasi cosa:

consacrazione silenziosa ma profonda nel cuore
oppure
entusiamo espansivo e coinvolgente
oppure
miracoli dal carattere biblico
oppure
miracoli dal carattere sospetto
oppure
conversioni di due o tre persone
(mai sentito un pastore che definisce questo un risveglio? - e non è un errore, sapete? - Efes. 5:14)
oppure
conversioni di molte persone che però, chissà perchè, dopo due mesi si sviano
oppure
battesimi nello Spirito Santo (in tutti i sensi in cui questa parola può essere interpretata nel mondo evangelico)
oppure
ecc. ecc.

Per essere chiari, non dovrebbe interessarci un "risveglio" generico, giusto per la soddisfazione di averne visto uno. Ed un battesimo nello Spirito Santo che non porta frutto è un battesimo anomalo secondo lo standard biblico.

Ciò che sottolineamo e che ci interessa è che:
- milioni di italiani non sanno neppure quale sia il significato autentico della parola Evangelo;
- milioni di italiani stanno correndo verso l'inferno senza che nessuno fermi questo loro precipitare;
- migliaia di giovani evangelici italiani stanno sprecando la loro vita e le loro energie invece di contribuire all'avanzamento del regno di Cristo in modo
significativo;
- decine di chiese evangeliche si stanno focalizzando su tante cose differenti dalla priorità di annunciare l'Evangelo.

Noi vorremmo vedere:

- la salvezza in Cristo sparsa sui molti;
- la salvezza in Cristo che raggiunge gli emarginati;
- la salvezza in Cristo che è a disposizione dell'uomo della strada.

Noi vorremmo vedere migliaia di giovani evangelici che sanno qual è la loro funzione nel regno di Dio (assegnata dallo Spirito Santo stesso) e che contribuiscono a raggiungere i perduti.

Noi vorremmo vedere l'amore (nel suo significato biblico e non sentimentalistico) come stendardo inconfondibile dell'unica vera Chiesa (che unisce spiritualmente tutti i veri credenti salvati per grazia).

Non so se è questo ciò che tu intendi per risveglio, ma per noi è questo ciò per cui abbiamo intenzione di combattere.

Con ogni arma spirituale.

Il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. (Efes. 6:12)

lunedì 18 febbraio 2008

Quanto alla Rocca

“Quanto alla Rocca, l'opera sua è perfetta” (Deut. 32:4)


Queste parole sono tratte da uno degli ultimi discorsi che Mosè fa al popolo d’Israele. Mosè ha ormai 120 anni e, poco prima di salire sul monte Nebo dove l’Eterno stesso gli darà sepoltura, riguardando indietro, nel suo passato. Dal primo giorno della sua vita fino a quel momento, nota gli evidenti tratti della guida divina e considerando l’opera che Dio ha compiuto attraverso di lui guidando un popolo numeroso come Israele fuori dal paese d’Egitto, aprendo il Mar Rosso dinanzi a loro e provvedendo la Sua guida e la Sua cura particolare in mezzo al deserto fino a farli giungere alla gloriosa terra promessa, non può far altro che iniziare il suo discorso esclamando:”Quanto alla Rocca, l’opera Sua è perfetta”.
Il cristiano attraverserà sicuramente momenti di grande difficoltà nella sua vita, momenti in cui più volte nella sua mente e nel suo cuore ci sarà questa domanda: “Perché Signore?”. Vi saranno periodi dove gli sembrerà di essere stato abbandonato persino da Colui che gli ha detto: ”Io non ti lascerò è non ti abbandonerò”. Attimi di tale scoraggiamento dove, bramando e cercando la presenza del Suo amato Maestro, Egli gli negherà il Suo abbraccio paterno affinché la sua fede sia affinata e resa “più preziosa dell’oro che perisce”. Con piena certezza però, posso affermare, che dopo tutto questo, quando i suoi occhi staranno per chiudersi alla vita mortale per aprirsi a quella eterna, quando pochi attimi lo separeranno dalla momento in cui i suoi occhi verranno saziati dalla santa sembianza di Colui che l’ha salvato, anch’esso, guardando le orme che ha lasciato dietro di sé, potrà esclamare come Mosè: “Quanto alla Rocca, l’opera Sua è perfetta.”
Quando anche per noi l’ora del tramonto si avvicinerà, se siamo rimasti fedeli a Colui che è il Fedele, questa esclamazione riempirà sicuramente la nostra bocca e, soprattutto, il nostro cuore, ma già da oggi, senza aspettare tanto tempo, forse in mezzo alle tempeste più scure ed incomprensibili, forse proprio mentre i venti della paura e del dubbio soffiano inspiegabilmente sulla nostra vita, dando piena fiducia al nostro amato Salvatore e Signore Gesù, vogliamo esclamare alla gloria di Dio: ”Quanto alla Rocca, l'opera sua è perfetta, poiché tutte le sue vie sono giustizia. È un Dio fedele e senza iniquità; Egli è giusto e retto”.



Emanuele

sabato 16 febbraio 2008

La categoria mancante

…siate santi in tutta la vostra condotta (1 Pietro 1.15)

Per chi non se ne fosse accorto, in basso sulla destra trovate una suddivisione dei vari post per categoria. Vi siete mai fatti un giro? Le categorie che utilizziamo sono le seguenti:
Amore ed unità, consacrazione, evangelizzazione, integrità, intervento di Dio, la generazione precedente, momento cruciale, ottimismo, Parola di Dio, piano di Dio personale, situazione Italia, vita ad esuberanza.
Ci siamo accorti che non utilizziamo una categoria che molti utenti forse si aspetterebbero in un blog del genere: santità.
E' una parola che io in particolare utilizzo molto poco, lo avete notato?
E per caso vi siete chiesti anche perchè? (vabbè, non voglio chiedere troppo)

Innanzitutto precisiamo subito che la santità è una (se non la) priorità della vita di ogni credente. Nessuno lo mette in dubbio: è biblico. Ed è biblico che la santità è una condizione necessaria per essere degli strumenti nelle mani di Dio. Ma ciò che non mi piace di questa parola è l'uso distorto che spesso se ne fa in ambito evangelico ed ancora di più in ambito cattolico romano. Le parole "santità" e "santificazione" sembrano essere legate ad un ritorno alla "legge fatta di comandamenti in forma di precetti" (Efes. 2.15), "quali «Non toccare, non assaggiare, non maneggiare»" (Col. 2.20-21).
Per sicurezza, preferisco usare i termini altrettanto biblici: "integrità" (legato all'aspetto della purezza) e "consacrazione" (legata all'aspetto del riservare se stessi per uno scopo superiore). "Santità" forse li sintetizzerebbe entrambi con un solo termine.

Integrità e consacrazione sono in qualsiasi caso le condizioni indispensabili per essere strumenti nelle mani di Dio.

I precetti di uomini, no.

mercoledì 13 febbraio 2008

Evangelici dispersi


"Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze" (Filipp. 3.10)

Leggevo recentemente la recensione di un nuovo libro di un pastore americano. Un intero libro per sottolineare questo semplice concetto: "amici pastori, invece di dare 30 insegnamenti diversi nel corso di una sola giornata , focalizzatevi su un insegnamento fondamentale per un'intera settimana ed imprimetelo con forza e semplicità nel cuore e nella mente della Chiesa" (=martellàte per una settimana intera solo su quel soggetto)... per esempio: una settimana insistete sulla necessità di partecipare alla preghiera comunitaria, la settimana dopo sulla necessità di leggere ogni giorno la Bibbia individualmente, la settimana dopo sull'evangelizzazione dei propri parenti, e così via...

c'era bisogno di scrivere un intero libro per un'idea come questa?

Ebbene, pare proprio di sì. E' una reazione. Anche in Italia, un tempo avevamo carenza di conoscenza biblica, ma oggi abbiamo troppe informazioni. Troppi siti internet evangelici (meno male che i blog sono ancora pochi). Troppi libri (questo mi ricorda qualcosa: Eccles. 12:14). Troppe diverse interpretazioni per
uno stesso passo biblico. Troppe associazioni evangeliche analoghe.

Troppa dispersione di energie.

L'era della globalizzazione, di internet e del pluralismo ha effetto persino sulla Chiesa. Ma il pericolo non può essere sottovalutato: la dispersione di intenti e di energie in mille direzioni ha un senso di marcia contrario a quella dello Spirito Santo che invece nella Bibbia focalizza l'attenzione sempre su poche priorità.

-quanto all'efficacia spirituale, l'enfasi della Bibbia è sui mezzi della preghiera e della Parola di Dio (e basta);
-quanto ai tempi futuri, l'enfasi di Gesù nei vangeli è sul "vegliate" (non sull'elaborazione di tanti schemi escatologici);
-quanto alle priorità della vita, l'obiettivo principale del cristiano è di essere preparato ed usato da Dio per la salvezza e l'edificazione delle anime.

Potremmo andare avanti così su molti temi. La Bibbia è, nonostante i suoi aspetti oscuri ed i passi più difficili, un libro sostanzialmente semplice che per ciascun tema si focalizza sempre su un paio di priorità.

Stai ascoltando la voce dello Spirito Santo, semplice e diretta, oppure anche tu stai disperdendo la tua vita fra mille attività, lezioni da imparare, persone da
conoscere... ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. ecc.?


Paolo poteva dire:

"Il mio scopo è conoscere Cristo, la potenza della Sua resurrezione, la comunione con le Sue sofferenze".

Punto.


E soprattutto senza "ecc.".

lunedì 11 febbraio 2008

La quarta sensazione…

Una sensazione di disagio?

Percepiamo una sensazione di disagio confrontandoci con il libro degli Atti? Ci rendiamo conto che non siamo (come intera comunità o intero movimento) ciò che dovremmo essere? Vediamo una differenza che in alcuni casi sembra enorme fra la realtà attuale e la realtà descritta in questo libro della Bibbia?

Niente panico.

E’ normale. In ogni cosa la Bibbia ci descrive il modello perfetto verso cui tendere. Non è stata scritta per deprimerci di fronte alla nostra meschinità, ma affinché resi forti e sereni dalla grazia, possiamo chiedere a Cristo di farci progredire verso la Sua perfezione. In Cristo la Chiesa è già perfetta, ma nella pratica possiamo crescere e migliorare. Così come si cresce individualmente verso l’immagine di Cristo, come chiesa nell’insieme si cresce verso il modello descritto nella Bibbia. Consapevoli dei limiti della nostra esperienza cristiana, possiamo con fede e sincerità andare davanti a Dio proprio come i pionieri del movimento pentecostale, 100 anni fa, e dire: ravvivaci Signore, non siamo come dovremmo essere, ma guardiamo a te, abbi pietà ed agisci… ed i nostri fratelli pentecostali realizzarono davvero questo “improvviso riavvicinamento” al modello divino… (di solito lo si chiama “risveglio”)…

17 Ora, o Dio nostro, ascolta la preghiera e le suppliche del tuo servo; per amor tuo, Signore, fa' risplendere il tuo volto sul tuo santuario che è desolato! 18 O mio Dio, inclina il tuo orecchio e ascolta! Apri gli occhi e guarda le nostre desolazioni, guarda la città sulla quale è invocato il tuo nome; poiché non ti supplichiamo fondandoci sulla nostra giustizia, ma sulla tua grande misericordia. 19 Signore, ascolta! Signore, perdona! Signore, guarda e agisci senza indugio per amore di te stesso, o mio Dio, perché il tuo nome è invocato sulla tua città e sul tuo popolo».” (Daniele 9:17-19)

29 Adesso, Signore… …concedi ai tuoi servi di annunziare la tua Parola in tutta franchezza, 30 stendendo la tua mano per guarire, perché si facciano segni e prodigi mediante il nome del tuo santo servitore Gesù». 31 Dopo che ebbero pregato, il luogo dove erano riuniti, tremò; e tutti furono riempiti dello Spirito Santo, e annunziavano la Parola di Dio con franchezza. (Atti 4:29-31)

venerdì 8 febbraio 2008

Sensazioni dalla lettura del libro degli Atti (3 di 3)


Il senso di azione e di dinamismo

…si mise subito a predicare… (Atti 9.20)

…avendo predisposto la vostra mente all’azione…(1 Pietro 1.13)


Qualcuno ha scritto che grazie a Dio non esiste il libro delle “risoluzioni” degli Apostoli, ma il libro degli “Atti”. Gli apostoli (e non solo gli apostoli) erano gente dinamica, che si muoveva, che prendeva decisioni, che agiva, cioè compiva Atti.
“Andò”, “venne”, “si alzò”, “scesero” sono parole presenti in tutti i capitoli del libro degli Atti. La missione esigeva movimento, attività, direzione non fini a se stessi, ma volti all’unica causa comune dell’annuncio dell’Evangelo. Nel contempo non si trattava di un inutile agitarsi umano, ma di un insieme armonico di azioni nelle quali si percepiva e si dichiarava la guida e l’azione dello Spirito Santo, Dio in terra. Gli apostoli discutevano, a volte litigavano pure ma alla fin fine andavano (Atti 15:39-40), in qualsiasi caso.

Non c’è da meravigliarsi se Paolo percepiva l’intera vita cristiana come una corsa nella quale non era stata data la possibilità di guardarsi indietro (Filipp. 3.13-14).

Sono queste sensazioni (di urgenza, di meraviglia, di dinamismo) che le nostre chiese dovrebbero trasmettere, come sintomi di uno stato spirituale di "veglia".

In caso contrario, è necessario che ci svegliamo. Né più né meno. Consapevoli o non consapevoli, il momento è cruciale: Gesù sta davvero per tornare.

giovedì 7 febbraio 2008

Sensazioni dalla lettura del libro degli Atti (2 di 3)

Il senso dello straordinario e del meraviglioso

Tutti furono presi da stupore e glorificavano Dio; e, pieni di spavento, dicevano: «Oggi abbiamo visto cose straordinarie».(Luca 5.26)
Uomini d'Israele, perché vi meravigliate di questo? (Atti 3.12)



Si può affermare tranquillamente che lo straordinario non possa mai diventare ordinario... per definizione stessa. Quindi non ci si può aspettare che sia consueto nelle nostre chiese. Ma il punto è che nel libro degli Atti non si percepisce noia, non si percepisce ripetizione, non si percepisce stasi, non si percepisce assuefazione. L'unico caso di un giovane che in un certo "si annoiava" (Atti 20.9), è seguito da uno dei miracoli più gloriosi di tutta la Bibbia (miracolo, lo ricordiamo, significa "qualcosa che desta meraviglia").
Il senso di straordinario era dovuto alla costante percezione di sovrannaturalità che dominava la vita della chiesa degli Atti. Lo Spirito Santo era percepito come qualcosa di concreto e di reale... di autentico. Una persona divina attiva e vivente in mezzo al popolo di Dio. Nulla di più semplice eppure efficace. I mezzi umani erano ridimensionati, la potenza di Dio era evidenziata.
Forse non bisogna cadere nell'eccesso opposto di cercare "segni e prodigi" a tutti i costi o di disprezzare la ripetizione di concetti biblici già noti (Filipp. 3.1 e 2 Pietro 1.12 ci mettono in guardia da quest'errore) ma non si può nascondere che la meraviglia sia qualcosa che contraddistingueva le chiese primitive... e che molti di noi conoscono appena.

martedì 5 febbraio 2008

Sensazioni dalla lettura del libro degli Atti (1 di 3)

Un senso di urgenza


14 Dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea, predicando il vangelo di Dio e dicendo: 15 «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo». (Marco 1.14-15)


"La ragione per la quale abbiamo bisogno di realizzare un cambiamento positivo è la vicinanza del regno di Dio che costringe la persone a fare una scelta a favore o contro di esso.
Noi che seguiamo Cristo siamo incaricati in modo speciale di porre questa scelta dinanzi agli ascoltatori (Matt. 28:18-20). Se non facciamo questo, come potranno sperimentare la giustizia, la pace e la gioia che sono l'essenza del Regno di Dio? (Rom. 10:14-15; cf. 14:17)

Focalizziamoci sulla vicinanza del Regno e sulle decisioni che induce a prendere. Questo stabilirà un senso di urgenza intorno al quale tutto il movimento potrà convergere.

La nostra visione evangelistica in altre parole, deve avere la priorità sulla conservazione delle nostre strutture istituzionali. Le nostre strutture istituzionali sono semplicemente dei mezzi per la nostra unica missione comune."

(dal sito futureag.blogspot.com, riflessione di G. P. Wood, figlio dell'attuale presidente delle Assemblee di Dio in America)

Avere la giusta percezione dell'urgenza della situazione spirituale del mondo intero trasforma il nostro modo di vivere la vita cristiana individuale e comunitaria.

sabato 2 febbraio 2008

La grande domanda: cosa bisogna fare per promuovere un risveglio?

"La grande domanda: cosa bisogna fare per promuovere un risveglio? Meditare insieme la Parola di Dio e dedicarsi insieme alla preghiera."

Era questo lo slogan sul fondo del blog appena due mesi fa. Da allora i temi sono variati, si sono arricchiti, abbiamo iniziato ad avere la partecipazione di vari fratelli. Ma a volte mi chiedo se, mentre passiamo magari un quarto d'ora al giorno riflettendo su queste cose online, all'atto pratico, stiamo pregando per il risveglio di cui stiamo parlando. Perchè di fatto stiamo ancora parlando di ricercare un risveglio. Ci crediamo? ed allora preghiamo!

Ci dispiace che negli ultimi dieci giorni abbiamo scritto poco sul blog, in compenso, abbiamo in cantiere un bel po' di riflessioni interessanti per il mese di febbraio... sono convinto vi colpiranno.

Ricordatevi inoltre di guardare anche i commenti, che spesso sono molto edificanti (un grazie in particolare all'utente che si fa chiamare "11/1ore1" che è costante in questa partecipazione).

Dio ci benedica... non perdiamo di vista le cose che contano davvero.

Pace,
redazione di ilmomentocruciale