Il 99% dei credenti evangelici nel mondo crede che Dio ha un piano personale per ciascuno di noi, che Dio stesso desidera e ci aiuterà a portare a compimento. Indipendentemente dalla denominazione o dalla posizione teologica questa visione del piano di Dio (del resto ben evidente nelle Sacre Scritture – Prov. 16:3,9, Filipp. 2:13, Rom.8:28, Matt.10:29) viene insegnata di padre in figlio e da monitore a studente di classe domenicale ad ogni nuova generazione evangelica.
Eppure, nella pratica questa Verità, che dovrebbe essere una forte e stabile ragione di consolazione e di entusiasmo, diventa motivo di turbamento e di confusione non solo per i giovani, ma molto spesso anche per gli adulti.
Il problema passa inosservato se il credente prende poche e automatiche decisioni nella vita, ma non appena diventa significativo il numero di scelte rilevanti, decisive e delicate di cui deve assumersi la responsabilità…avere solo una conoscenza teorica di questa dottrina non aiuta a trovare certezze e direzione, ma anzi diventa un impaccio ed un motivo di rallentamento.
Perché?
Di sicuro c’è da chiedersi se non ci sia una carenza di insegnamenti da parte del corpo pastorale. Capire la volontà di Dio resta a volte una questione difficile e contorta anche dopo uno studio apposito (che comunque è raro ascoltare).
Ma per gli apostoli, i discepoli, i credenti del libro degli Atti era davvero un problema ed un cruccio continuo “capire la volontà di Dio in ogni situazione”? davvero vivevano tutto ciò come lo viviamo noi?
Paolo era un decisionista. Come un manager ai giorni nostri, era chiamato a continue decisioni importanti, ma a differenza di un semplice manager, le sue decisioni erano fondamentali per la sua vita, per quella dei suoi collaboratori e per la salute delle comunità con cui era collegato, nonché per la salvezza di coloro che erano ancora nel mondo. Eppure viveva il tutto con naturalezza e sicurezza.
Ogni giorno avrebbe potuto decidere di andare ad evangelizzare in una città nuova del mediterraneo. A volte infatti si spostò velocemente da un luogo all’altro, a volte si fermò a lungo nella stessa città; poteva richiamare via lettera un collaboratore come Timoteo, Tito o Luca (per fare due o tre esempi della ventina che si potrebbero fare) per farli accorrere a dare una mano. Oppure lasciare ciascuno lì dov’era a svolgere il compito che stava seguendo. Oppure inviarli ad Efeso. Oppure a Corinto. Oppure a Colosse.
Come affrontava queste decisioni? Come capiva di volta in volta cos’era ciò che Dio si aspettava?
Solo se sapremo essere una gioventù forte e sicura nel prendere le nostre decisioni (spirituali e non), potremo essere capaci di compiere azioni rilevanti per la causa di Cristo.
Ecco perché per circa due settimane, i nostri interventi riguarderanno tutti quest’unico tema…
Come faccio a capire di volta in volta qual è la decisione giusta da prendere, in armonia con la volontà di Dio per me?
Credo e spero di essere riuscito a stimolare l’appetito ;-)
sabato 23 febbraio 2008
1 - Il piano di Dio individuale: il problema
Pubblicato da
ilmomentocruciale
alle
11:41
Etichette: piano di Dio personale
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