lunedì 18 febbraio 2008

Quanto alla Rocca

“Quanto alla Rocca, l'opera sua è perfetta” (Deut. 32:4)


Queste parole sono tratte da uno degli ultimi discorsi che Mosè fa al popolo d’Israele. Mosè ha ormai 120 anni e, poco prima di salire sul monte Nebo dove l’Eterno stesso gli darà sepoltura, riguardando indietro, nel suo passato. Dal primo giorno della sua vita fino a quel momento, nota gli evidenti tratti della guida divina e considerando l’opera che Dio ha compiuto attraverso di lui guidando un popolo numeroso come Israele fuori dal paese d’Egitto, aprendo il Mar Rosso dinanzi a loro e provvedendo la Sua guida e la Sua cura particolare in mezzo al deserto fino a farli giungere alla gloriosa terra promessa, non può far altro che iniziare il suo discorso esclamando:”Quanto alla Rocca, l’opera Sua è perfetta”.
Il cristiano attraverserà sicuramente momenti di grande difficoltà nella sua vita, momenti in cui più volte nella sua mente e nel suo cuore ci sarà questa domanda: “Perché Signore?”. Vi saranno periodi dove gli sembrerà di essere stato abbandonato persino da Colui che gli ha detto: ”Io non ti lascerò è non ti abbandonerò”. Attimi di tale scoraggiamento dove, bramando e cercando la presenza del Suo amato Maestro, Egli gli negherà il Suo abbraccio paterno affinché la sua fede sia affinata e resa “più preziosa dell’oro che perisce”. Con piena certezza però, posso affermare, che dopo tutto questo, quando i suoi occhi staranno per chiudersi alla vita mortale per aprirsi a quella eterna, quando pochi attimi lo separeranno dalla momento in cui i suoi occhi verranno saziati dalla santa sembianza di Colui che l’ha salvato, anch’esso, guardando le orme che ha lasciato dietro di sé, potrà esclamare come Mosè: “Quanto alla Rocca, l’opera Sua è perfetta.”
Quando anche per noi l’ora del tramonto si avvicinerà, se siamo rimasti fedeli a Colui che è il Fedele, questa esclamazione riempirà sicuramente la nostra bocca e, soprattutto, il nostro cuore, ma già da oggi, senza aspettare tanto tempo, forse in mezzo alle tempeste più scure ed incomprensibili, forse proprio mentre i venti della paura e del dubbio soffiano inspiegabilmente sulla nostra vita, dando piena fiducia al nostro amato Salvatore e Signore Gesù, vogliamo esclamare alla gloria di Dio: ”Quanto alla Rocca, l'opera sua è perfetta, poiché tutte le sue vie sono giustizia. È un Dio fedele e senza iniquità; Egli è giusto e retto”.



Emanuele

6 commenti:

Anonimo ha detto...

“Quanto alla Rocca, l'opera sua è perfetta”. Non so se l’autore di questo post ha visto la morte in faccia. Però vi posso garantire che pronunciare questa frase in punto di morte non è facile guardando negli occhi i propri figli e la moglie. Ci vuole molta fede e la certezza donata dal Signore che i propri figli in tenera età avranno un padre migliore, consapevoli che il coniuge potrà superare un tale momento soltanto con l’aiuto del Signore. Possiamo ricorre a molti passi biblici per trovare ristoro, ma parlare di determinati momenti della vita è un conto, viverli è qualcosa di diverso (vi ricordate di Giobbe?). Piuttosto dovremmo chiederci: Se il Signore mi chiama in questo momento possiedo la fede necessaria per poter fare l’affermazione di Mosè?
11/1ore11
p.s. è una riflessione, non una polemica

Anonimo ha detto...

Non trovo condivisibile l'espressione :"attimi di tale scoraggiamento dove, bramando e cercando la presenza del Suo amato Maestro, Egli gli negherà il Suo abbraccio paterno".
Credo che il cristiano in momenti di particolare ed accesa tribolazione non abbia la "percezione" dell'abbraccio divino, anche se il suo Padre Celeste non lesina certamente la consueta cura ed attenzione.
"Io non ti lascerò e non ti abbandonerò" è un verso che accompagna totalmente l'esperienza del nato di nuovo, in tutte le fasi della sua esistenza, quando vede la mano di Dio a suo favore, e anche quando, apparentemente, la vede a lui sfavorevole.
Giobbe poteva dire, nonostante la "lontananza" di Dio una frase risolutoria: "l'Eterno ha dato, l'Eterno ha tolto, sia benedetto il nome dell'Eterno", indicando che anche quando tutto ci sembra deporre per uno stato in cui il Signore non ci "abbracci" come prima, è sempre Lui ad accompagnarci: "quand'anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, tu sei con me".

Anonimo ha detto...

Vedo che qualcuno mi ha letto nel pensiero!
11/1ore11

Anonimo ha detto...

1_Senza dubbio, la morte è un momento particolare per la vita di ogni uomo, tuttavia, fin da ora posso affermare che "quanto alla Rocca l'opera Sua è perfetta". Perchè posso affermarlo? Perchè essa non è un'affermazione che scaturisce esclusivamente da costatazioni o fatti reali (in parte anche da essi), ma soprattutto dalla fede in Colui che ha cominciato un'opera buona in noi è la porterà a compimento. E' un espressione di fede. Sono convinto che ogni cristiano possa al momento della sua morte poter esclamare "quanto alla Rocca l'opera Sua è perfetta", se non fosse in grado di pronunciare tali parole avrebbe fallito lo scopo del suo pellegrinaggio terreno, perchè ciò evidenzierebbe il fatto che non si fida di Dio, che mette in dubbio la perfezione dell'Opera Sua, come potrebbe una persona tale definirsi cristiano?
Non dico assolutamnte che è qualcosa di facile o di semplice, ma senza dubbio, per la potenza dello Spirito Santo che genera la fede nel nostro cuore, è qualcosa di possibile ad ogni nato di nuovo.
2_Beh, negare un abbraccio non significa assolutamente abbandonare, ma piuttosto negare una "coccola". La maggior parte dei bambini è abbracciata più volte al giorno dai propri genitori, ma poi quando questi crescono l'abbraccio si fà più raro, ma questo non coincide con un "abbandono" da parte dei genitori. Molto probabilmente se il genitore non avesse iniziato a negare qualche abbraccio al bambino questo non avrebbe mai imparato a camminare o a fare tante altre cose. Mi ricordo il primo giorno d'asilo di mia sorella, mia madre la lasciò nell'aula e la affidò agli insegnanti e, mentre si allontanava, lei iniziò a singhiozzare e a piangere come una disperata, eppure mia mamma non tornò indietro per consolarla o abbracciarla... in quel momento mia sorella doveva salire un gradino di quella scala chiamata crescita (non credo asolutamente che l'atteggiamento di mia mamma sia stato un atto di abbandono o di non cura). La stessa cosa è nella vita spirituale, se il Signore ci coccolasse e ci abbracciasse sempre rimarremmo eterni bambini in Cristo, mentre la Bibbia ci invita a divenire "uomini fatti" alla "statura di Cristo". E' per questo che Dio a volte ci nega il Suo abbraccio (questo non coincide assolutamente con abbandono o non curanza) con l'unico scopo di farci crescere e maturare, "affinchè la nostra fede sia resa più preziosa dell'oro che perisce".
Concludo affermando che sono convinto sul fatto che Dio non ha abbandonato e non abbandonerà mai nessuno credente, tuttavia, a volte gli negherà il Suo abbraccio con lo scopo di farlo crescere e maturare.

Spero sia riuscito a chiarire ogni perplessità... anche perchè mi rendo conto di non essere un abile scrittore :op

Dio ci benedica! ;o)

Anonimo ha detto...

Sei stato abbastanza abile da chairimi le idee.Grazie!
11/1ore11

Anonimo ha detto...

Come non sei un abile scrittore, Emanuele! che dici!